Lui è Arte, Lui è vita

La prima volta che ho messo piede a Castel Bolognese è stato in occasione della violenta alluvione che ha colpito la Romagna nel maggio del 2023.

Lui è Arte, Lui è vita

Arrivati in quello che oggi è il laboratorio HeArt, mi accorsi subito che al di là dello spazio adibito alla raccolta di aiuti per gli alluvionati c'era un piccolo spazio, quasi nascosto, con creazioni artistiche e fiori, che infondevano speranza: il cielo era plumbeo, il fango era ovunque eppure io quell'angolino così bello e curato lo ricordo ancora come un ancora di salvezza.

Prima di allora mi erano sempre piaciute le arti figurative: mi piaceva pasticciare, sperimentare e realizzare qualcosa di bello con le mani, ma non avevo mai creduto di avere un particolare talento, né tantomeno che nell'arte potesse esserci Dio, non nella mia sicuramente, eppure ho sentito fin da subito una forte attrazione verso quel luogo, il laboratorio, come se il mio cuore mi stesse dicendo che avevo bisogno di rimettere ordine nella mia vita, di trovare armonia e di sentirmi a casa.

L'autunno successivo, a novembre del 2023, partecipai al primo workshop in laboratorio; la DIO-incidenza aveva fatto sì che quell'anno scolastico mi venisse dato il sabato come giorno libero (cosa mai successa prima) e allora ho capito di "non avere scampo", di non avere più nessuna scusa per giustificare la mia accidia e non partecipare alle attività del laboratorio. Andai e furono due giorni in cui Dio, attraverso l'arte e la testimonianza di Marika, referente del luogo, mi mostrò tutta la mia disarmonia, il mio disordine interiore, perché l'arte non mente e, sebbene cercassi in tutti i modi di nascondere il mio stato d'animo, la mia mano mi tradiva. Eppure fu così liberatorio… nessuno aveva parole o sguardi di giudizio, eravamo tutti uguali, creature fragili, ma figli amati. Dio si stava servendo dell'arte per entrare nei miei inferi e colorarli di Cielo, per riportare ordine, per riportare vita e renderla feconda.

Il laboratorio diventò così un luogo in cui tornare con maggiore frequenza perché l'accoglienza mi faceva sentire amata e la bellezza mi faceva desiderare una vita bella che potesse ricomporre in unità armonica il disordine della realtà e mostrare ciò che dell'armonia è il principio.

Tornai ad aprile 2024 per un secondo workshop che oggi io e mio marito definiamo un vero "colpo di grazia" perché partecipammo entrambi, e non era affatto scontato visto che lui non è battezzato e aveva sempre rifiutato di frequentare luoghi legati alle associazioni cattoliche, eppure quel weekend fu di una potenza incredibile. La prima sensazione provata fu di grande pace: il laboratorio, che intanto nel tempo era cresciuto diventando di una bellezza e delicatezza uniche, ha funto per entrambi da ristoro dell'anima. Non era solo gradevole alla vista, era pace per il cuore, e noi di inquietudine da placare ne avevamo tanta!

Il tema del workshop di aprile era proprio "Una bellezza che salva" e noi possiamo dire che è stato davvero così: attraverso l'arte abbiamo avuto il coraggio di trasporre su carta, durante un lungo momento di esposizione di Gesù, i nostri desideri più grandi. Io e mio marito non abbiamo comunicato l'un l'altro quali fossero, ci sembravano troppo grandi e irrealizzabili, però sentivamo nel cuore che Dio c'era, era lì, con noi e ci stava infondendo speranza.

Ad oggi, un anno dopo da quel workshop, riguardiamo i disegni fatti in quell'occasione e abbiamo i brividi per la pioggia di grazie che Dio ha riversato su di noi. Il mio più grande desiderio era di diventare moglie madre, e nel giro di meno di un anno si è realizzato; il desiderio di mio marito era di tornare a far parte delle forze Armate, e a pochi giorni dal workshop è stato bandito l'ultimo concorso a cui lui avrebbe potuto partecipare, ed oggi è in divisa.

Nessuno dei due credeva che fare ordine e far entrare così in profondità Dio nelle nostre vite avrebbe portato a gioie così grandi, ma questo è possibile solo se prima si porta alla luce il disordine, ci si lascia ispirare dalla Sua bellezza e si cammina con fratelli che puntano alla stessa meta e dai quali ci si sente sempre accolti, mai giudicati, ma sempre accompagnati.

Il laboratorio HeArt per me e per noi non è solo arte, è arte che ridona vita e la ridona in abbondanza, a tutti, soprattutto a chi se ne sente meno degno.